Indicazioni per il trattamento chirurgico
I tumori dell’ipofisi sono generalmente adenomi, la maggior parte dei quali benigni. L’intervento chirurgico è indicato nei seguenti casi:
- Tumori secernenti ormoni che causano sindromi endocrine (ad esempio, acromegalia da eccesso di GH, malattia di Cushing da eccesso di ACTH, prolattinomi resistenti alla terapia farmacologica).
- Tumori non secernenti (adenomi non funzionanti) che causano sintomi da effetto massa, come cefalea, disturbi visivi da compressione del chiasma ottico, idrocefalo o deficit ormonali.
- Tumori con crescita aggressiva o sospetti di malignità.
- Recidive dopo terapia medica o radioterapia inefficace.
Intervento chirurgico per tumore ipofisario
L’approccio chirurgico più comune è la rimozione transsfenoidale, mentre la craniotomia transcranica viene riservata a casi selezionati.
1. Chirurgia transsfenoidale (endoscopica o microscopica)
È l’approccio di prima scelta per la maggior parte dei tumori ipofisari. Si esegue attraverso il naso, senza incisioni esterne.
Procedura:
- Il paziente è in anestesia generale.
- Si introduce un endoscopio o un microscopio operatorio attraverso una narice fino al seno sfenoidale, che si trova dietro la cavità nasale.
- Si pratica un’apertura nella parete ossea del seno sfenoidale per accedere alla sella turcica, la struttura ossea che ospita l’ipofisi.
- Il chirurgo rimuove il tumore con strumenti miniaturizzati, preservando il più possibile il tessuto ipofisario sano.
- Si chiude l’accesso chirurgico con grasso autologo, colla di fibrina o un lembo di mucosa nasale per prevenire la perdita di liquido cerebrospinale.
Vantaggi:
- Minima invasività, assenza di cicatrici.
- Recupero più rapido.
- Meno complicazioni neurologiche rispetto alla craniotomia.
Rischi:
- Fistola liquorale.
- Insufficienza ipofisaria post-operatoria (può richiedere terapia ormonale sostitutiva).
- Danni alle strutture vicine (chiasma ottico, arterie cerebrali).
2. Craniotomia transcranica
Riservata a tumori di grandi dimensioni (macroadenomi giganti >4 cm) o con estensione laterale significativa che impedisce la rimozione per via transnasale.
Procedura:
- Si esegue un’incisione sul cranio per sollevare un lembo osseo e accedere alla base del cervello.
- Il tumore viene rimosso con l’ausilio del microscopio chirurgico.
- Dopo la rimozione, il lembo osseo viene riposizionato e fissato.
Svantaggi:
- Maggiore invasività e tempi di recupero più lunghi.
- Rischio più elevato di danni neurologici.
Post-operatorio e follow-up
- Monitoraggio in terapia intensiva per 24-48 ore.
- Controllo degli ormoni ipofisari e della funzionalità visiva.
- Possibile necessità di terapia sostitutiva con cortisolo, tiroxina o desmopressina (per il diabete insipido post-operatorio).
- RM cerebrale di controllo dopo 3-6 mesi per valutare la rimozione completa del tumore.
- Nei casi residui o recidivanti può essere necessaria la radioterapia stereotassica.
L’intervento ha generalmente un’ottima prognosi, con elevati tassi di guarigione per tumori secernenti e una buona riduzione dei sintomi compressivi nei macroadenomi.